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GERUSALEMME
D'alto di una collina “la vede”,
distesa là sulla conca
con le sue case e le sue chiese,
con quella innocenza mansueta
che le città assumono da lontano.
A girarvi dentro, strada per strada
vicolo per vicolo è piaghe e spavalderia,
ma vista da un belvedere di colle
è tentato di protendere la mano,
in un impossibile carezza.
Da lontano non si vedono i suoi omicidi
nè dove si annidino i suoi bordelli,
solo le sue finestre si accendono la sera
in una mensa di famiglia allegra riconoscente a Dio.
Gerusalemme; città come le altre
menzognera da lontano, cattiva da vicino,
da tre anni aspetta la sua vendetta
su quell'uomo che l'ha resa ridicola,
con quel suo duro mestiere di Dio.
Non vi è posto per lui fra quelle mura,
la guarda da lontano
con l'umiliazione cocente dell'esule,
con la vergogna di bandito.
“ Maledici questa pietraia di case e campanili,
sputale addosso, sputale e fuggi lontano ”.
Ma Cristo non sente !
nel suo aspetto di esule piange,
e dice alla città parole
che solo le foglie e il vento raccoglieranno.
